Mercatini tradizionali del Salento: artigianato e fiere

Esperienze · 20 agosto 2026 · 13 MIN DI LETTURA

Mercatini tradizionali del Salento: artigianato e fiere

Che differenza c'è fra un mercato, un mercatino e una fiera: i giorni dei mercati nei paesi vicini, la ceramica di Cutrofiano, la cartapesta leccese e i panari di Acquarica.

Team Nescavacanze
Chi vive il Salento tutto l'anno

Nel Salento «mercato» e «mercatino» sono due cose diverse, e chi le confonde arriva nel posto sbagliato all'ora sbagliata. Questa guida racconta cosa si compra, chi lo produce e in che giorno si tiene il mercato in ciascun paese del Capo di Leuca.

Mercato, mercatino, fiera: non sono la stessa cosa

Tre parole, tre esperienze diverse. Vale la pena distinguerle prima di uscire di casa, perché cambiano l'orario, il posto e quello che ci si porta a casa.

  • Il mercato settimanale — di mattina, un giorno fisso per ogni comune, tutto l'anno. Frutta e verdura, formaggi, abbigliamento, casalinghi. È il posto dove fanno la spesa i residenti.
  • Il mercatino serale — d'estate, dalle diciotto a mezzanotte, sui lungomare. Artigianato, bijoux, street food e musica. È un evento, non una spesa.
  • La fiera — una o due volte l'anno, legata a una festa patronale o a una ricorrenza. Dura giorni interi e ha un'origine storica precisa.

Se cercate il calendario sera per sera dei mercatini estivi intorno a casa, sta tutto nella nostra guida ai mercatini vicino a Pescoluse. Qui parliamo invece di cosa si compra e di chi lo fa.

Il mercato settimanale, come funziona

Ogni comune del Capo di Leuca ha il suo giorno fisso, e quel giorno è un piccolo evento. I banchi occupano una piazza o un viale e mettono in fila il necessario per la settimana. Frutta e verdura di stagione dai produttori della zona, formaggi e latticini freschi come ricotta, primosale e caciocavallo, salumi, olive in salamoia. Poi abbigliamento, scarpe, casalinghi, sementi.

La regola è una sola: arrivare presto. I banchi si montano all'alba e la merce migliore sparisce entro metà mattina; verso mezzogiorno si smonta. Fra le otto e le dieci si trova il meglio, e i venditori hanno ancora voglia di spiegare cosa stanno vendendo.

Un dettaglio che sorprende chi arriva da fuori: nei paesi il mercato non è nel centro storico. Sta quasi sempre in una piazza mercato o in un viale di periferia, dove c'è spazio per i furgoni e per parcheggiare. Chiedete «dove si fa il mercato», non «dov'è il centro».

Banco di frutta e verdura fresca di stagione al mercato settimanale di un paese del Salento
Frutta e verdura di stagione al banco · mercato di paese.

I giorni dei mercati nel Capo di Leuca

Questi sono i giorni dei mercati settimanali nei comuni raggiungibili da Pescoluse in mezz'ora o meno. Sono mercati mattutini e si tengono tutto l'anno.

  • Lunedì — Alessano, Patù. D'estate anche Torre San Giovanni, sul lungomare.
  • Martedì — Morciano di Leuca, Tricase, Casarano.
  • Mercoledì — Salve, il comune a cui appartiene Pescoluse, e Acquarica del Capo.
  • Giovedì — Ruffano, Castrignano del Capo.
  • Venerdì — Specchia, Taurisano, Corsano.
  • Sabato — Presicce, Ugento, Gagliano del Capo, Tiggiano, Miggiano.
  • Domenica — d'estate Santa Maria di Leuca e Torre Pali.

C'è una curiosità che vale la pena conoscere: Presicce e Acquarica del Capo sono lo stesso comune dal 2019, ma hanno conservato due mercati distinti in due giorni diversi, il sabato e il mercoledì. Sono due paesi che si toccano, e nessuno dei due ha voluto rinunciare al proprio. Ne raccontiamo la storia nella guida ai borghi e al barocco del Salento.

I giorni possono slittare quando cadono in una festività, e alcuni comuni spostano il mercato di ventiquattro ore senza troppo preavviso. Se la gita nasce solo per il mercato, una telefonata al comune o una domanda a noi risolve.

La ceramica: Cutrofiano e Grottaglie

La terracotta è l'artigianato salentino per eccellenza, e ha due capitali con caratteri diversi.

Cutrofiano è la più vicina, a una quarantina di minuti da qui, nel cuore della Grecìa Salentina. Ha il titolo di Città italiana della ceramica e una tradizione documentata fin dall'età romana: a metà Settecento, con circa seicentocinquanta abitanti, contava oltre venti botteghe attive. Il paese ospita dal 1985 un museo della ceramica e, in agosto, una mostra dell'artigianato che va avanti da oltre cinquant'anni. Camminando per il centro si incontrano laboratori dove il tornio gira davanti a chi guarda.

Grottaglie è più lontana, in provincia di Taranto, quasi due ore d'auto. Il suo Quartiere delle Ceramiche è scavato lungo la gravina di San Giorgio, ai piedi del castello episcopio: una via intera di botteghe una accanto all'altra. È il posto dove nascono i pezzi che poi si ritrovano sui banchi dell'artigianato in tutta la Puglia.

  • Il pumo — il bocciolo di pietra o terracotta, simbolo di abbondanza e di buon augurio, che si mette sui balconi e si regala agli sposi.
  • La capasa — l'orcio panciuto in cui per secoli si è conservato l'olio, oggi decorativo ma ancora prodotto nelle misure originali.
  • Il bummulu — la brocca da acqua con il beccuccio, pensata per bere senza toccare il bordo.
  • I fischietti — galletti e pupe dipinti a colori pieni, l'oggetto più economico e più riconoscibile della tradizione.
Banco di artigianato salentino con ceramiche di Grottaglie e figure in cartapesta leccese a un mercatino del Salento
Terracotta e cartapesta · l'artigianato sui banchi.

La cartapesta leccese

La lavorazione della cartapesta a Lecce risale al Seicento e non si è mai interrotta. Nacque per necessità: le chiese salentine volevano statue grandi per le processioni, ma la pietra costava e pesava troppo. Carta, colla, paglia e filo di ferro davano figure leggere, che due uomini potevano portare a spalla per un intero corteo.

Da quella necessità è nato un mestiere. Le botteghe del centro di Lecce producono ancora figure sacre, presepi e maschere, e il modo migliore per capirle è guardare il volto: nella cartapesta buona gli incarnati sono modellati e rifiniti a fuoco, non stampati. Ne parliamo anche nella guida ai borghi e al barocco, perché la cartapesta e la pietra leccese sono figlie dello stesso secolo.

Il giunco e il vimini: i panari di Acquarica

Questo è il mestiere che quasi nessuna guida racconta, e si pratica a dieci minuti da casa. Ad Acquarica del Capo le zone umide e i canneti fornivano da sempre la materia prima per l'intreccio: giunco, canne spaccate per il lungo e vinchi, i polloni sottili che spuntano d'estate sui tronchi degli ulivi.

Con questi si costruivano i panari: i cesti per raccogliere le olive, la frutta e la verdura, cuciti senza chiodi né colla. Oggi restano pochi artigiani anziani a saperli fare, e i panari veri si riconoscono perché il fondo è intrecciato più fitto dei fianchi, dove il peso preme. Sui banchi si trovano accanto a ceste e borse più recenti.

La pietra, il legno d'ulivo e il telaio

Altri tre materiali completano il quadro, e tutti e tre vengono dalla terra che avete intorno.

  • La pietra leccese — la stessa calcarenite delle facciate barocche, tenera appena cavata, lavorata in piccolo per portagioie, lampade, presepi e gioielli. Scaldata dal sole assume un colore più caldo con gli anni.
  • Il legno d'ulivo — taglieri, mortai, posate e ciotole ricavati dalle piante abbattute o potate. La venatura scura e irregolare è il segno che il legno è quello giusto e non un'imitazione tinta.
  • Il telaio — il telaio salentino era rettangolare, a pedali, costruito in legno d'ulivo. Per secoli le tessitrici hanno prodotto corredi, copriletti, tovaglie e merletti; oggi la tessitura a mano sopravvive in poche botteghe, soprattutto nella Grecìa Salentina.

Se questo filo vi interessa, la storia del Salento spiega perché una terra povera di industrie abbia sviluppato una tale quantità di mestieri manuali, e la storia di Pescoluse racconta come si viveva qui prima del turismo.

Come si riconosce l'artigianato vero

Sui banchi convivono pezzi fatti a mano e pezzi industriali che li imitano. Distinguerli non richiede competenza, solo qualche secondo di attenzione.

  • Guardate il retro e il fondo — un pezzo tornito ha il segno della spirale sotto la base; uno stampato ha una linea di giunzione dritta lungo il bordo.
  • Cercate le differenze — su un banco di ceramica dipinta a mano non esistono due pezzi identici. Se venti piatti hanno lo stesso identico tratto, è una decalcomania.
  • Chiedete dov'è il laboratorio — chi produce risponde con il nome del paese e spesso vi invita a passare. Chi rivende cambia discorso.
  • Diffidate del troppo leggero — la terracotta vera pesa. Un pumo che sembra vuoto in mano è quasi sempre resina.
  • Sul legno d'ulivo, guardate le venature — devono attraversare il pezzo, non fermarsi al bordo come una stampa.

Nessuna delle botteghe o delle attività che nominiamo è convenzionata con noi: le citiamo solo perché le conosciamo, sulla base dell'esperienza diretta del territorio.

Cosa si compra da mangiare, mese per mese

Il banco dell'ortofrutta cambia faccia ogni sei settimane, e seguirlo è il modo più semplice per mangiare bene senza sapere niente di cucina locale.

  • Aprile e maggio — fave fresche, piselli, carciofi, le prime ciliegie. È la stagione delle fave e cicoria.
  • Giugno — pomodori da insalata, cetrioli, i primi fichi d'India, albicocche.
  • Luglio e agosto — melanzane, peperoni, zucchine, anguria e melone. È il momento del pomodoro da conserva, venduto a cassette.
  • Settembre — fichi, uva da tavola, i primi funghi cardoncelli dopo le piogge.
  • Ottobre e novembre — olive da tavola, melagrane, cime di rapa, le prime arance.
  • Inverno — cicorie selvatiche, cavoli, agrumi, legumi secchi come ceci neri e cicerchie.

Accanto ci sono i banchi dei formaggi e delle conserve: ricotta e cacioricotta, ricotta forte, capocollo, soppressata, pomodori secchi, melanzane sott'olio, taralli e frise. Cosa farne una volta a casa lo raccontiamo nella guida su cosa mangiare nel Salento; per l'olio e il vino comprati dal produttore, il contesto è nella guida ai vini del Salento.

Banco di un mercato contadino a chilometro zero con ortaggi e prodotti locali del Salento
Ortaggi e prodotti a chilometro zero · mercato contadino.

Le fiere storiche

Le fiere sono un'altra cosa ancora: nascono da una festa religiosa o da un antico mercato di bestiame, durano giorni e hanno una data fissa nel calendario.

La Fiera di San Rocco a Torrepaduli, frazione di Ruffano a una ventina di minuti da qui, si tiene fra il 15 e il 16 agosto. Era in origine un mercato di cavalli e bestiame, ed è oggi una fiera generale che occupa il paese per due giorni. La notte fra i due, attorno al santuario, si balla la danza delle spade: due contendenti mimano un duello a coltello con le sole dita, dentro un cerchio di tamburelli che va avanti fino all'alba. Ne parliamo nella guida alla pizzica e alle tradizioni salentine e in quella alle feste tradizionali.

La Fiera di Santa Lucia a Lecce è l'appuntamento d'inverno, dal primo giorno di dicembre fino alla vigilia di Natale. La chiamano fera de li pupi: si tiene dalla prima metà del Cinquecento ed è dedicata alle figure per il presepe in cartapesta e terracotta, con decine di espositori fra maestri pupari e hobbisti. È il motivo migliore per salire a Lecce d'inverno, insieme a quelli che elenchiamo nella guida al Natale in Salento.

I mercatini dell'antiquariato

Chi cerca vecchi oggetti, stampe, mobili e ferramenta d'epoca ha un circuito mensile a cui appoggiarsi. Ogni paese ha la sua domenica.

  • Lecce — l'ultima domenica del mese, in via XX Settembre, davanti al castello. È il più grande della provincia, con un centinaio di banchi.
  • Gallipoli — la seconda domenica del mese, su viale Bari, fuori dalla città vecchia.
  • Galatina — la terza domenica del mese, su viale Principessa Jolanda.
  • Nardò — la prima domenica del mese, in via XX Settembre.

Sono mercati all'aperto: con la pioggia si riducono o saltano. E qui la contrattazione è prevista, a differenza dei banchi alimentari dove il prezzo esposto è quello. Fuori stagione restano una delle poche cose da fare la domenica, insieme alle piscine naturali della costa e a quello che si trova a Pescoluse fuori dai mesi caldi.

Il mercato del pesce di Gallipoli

Non è un mercato settimanale ma un mercato di lavoro, e per questo vale la sveglia. Il mercato ittico sta in piazza Dogana, sotto il ponte che collega la città vecchia alla terraferma, e si anima due volte al giorno: alle prime luci con il rientro delle paranze, e di nuovo verso sera.

Ci si va per guardare, prima che per comprare: casse di pesce azzurro, polpi, gamberi rossi, il rito della vendita che si consuma in pochi minuti. Chi preferisce vedere il pesce mentre viene pescato può salire su una delle barche che partono dalla costa. Da Pescoluse è mezz'ora sulla litoranea ionica, e si combina con la visita alla città vecchia o con una giornata sulle spiagge più belle del Salento.

I mercatini serali d'estate

Da giugno a settembre, dopo il tramonto, i lungomare cambiano funzione. Bancarelle di artigianato e bijoux, chioschi di pittule e pucce, spesso musica dal vivo: sono passeggiate, non spese, e chiudono a mezzanotte.

Intorno a noi ce n'è uno quasi ogni sera, fra Pescoluse, Torre Pali, Torre Vado, Lido Marini e Santa Maria di Leuca. Il calendario completo, con i giorni e le distanze, è nella guida ai mercatini vicino a Pescoluse. Se dopo i banchi la serata continua, i posti dove finirla sono nella guida ai locali notturni del Salento.

Mercatino serale estivo dell'artigianato e dello street food sul lungomare del Salento, illuminato di sera
Mercatino serale sul lungomare · artigianato e street food.

Al mercato non si compra solo quello che serve: si compra il tempo di una chiacchiera, l'assaggio offerto, il consiglio di chi quella terra la coltiva.

Cosa portare e come comportarsi

Poche regole pratiche, imparate accompagnando i nostri ospiti.

  • Contanti — molti banchi non accettano carte, e quelli che le accettano hanno il terminale che perde campo. Portate banconote piccole.
  • Borse riutilizzabili — meglio due sacche di stoffa che dieci buste. Per il pomodoro da conserva serve una cassetta, che il venditore vi lascia.
  • Contrattate solo dove si usa — sull'artigianato e sull'antiquariato è parte del gioco. Sugli alimentari no: il prezzo al chilo è esposto e chiederne uno più basso è considerato scortese.
  • Accettate gli assaggi — sono offerti, non venduti. È così che si sceglie fra due caciocavalli.
  • Non toccate la frutta — al mercato la sceglie il venditore. Indicare va bene, rovistare no.
  • Andate presto e parcheggiate lontano — le strade attorno al mercato si chiudono all'alba e restano bloccate fino a mezzogiorno.

Se preferite arrivarci senza auto, i paesi più vicini si raggiungono anche in bicicletta: qualche percorso è nella guida alle escursioni a piedi e in bici.

Dove dormire per cucinare quello che comprate

Un mercato ha senso se poi c'è una cucina. Le nostre case vacanza fra Pescoluse, Torre Vado e Posto Vecchio hanno tutte cucina attrezzata, frigorifero ampio con freezer e un tavolo apparecchiato fuori: la spesa del mercoledì a Salve diventa la cena del mercoledì sera.

  • Casa Salento — cento metri quadri, tre camere e nove posti letto, con giardino e barbecue a legna: la casa per chi cucina per una tavolata.
  • Casa Giglio — la terrazza vista mare ha il barbecue in muratura, e da maggio a ottobre si cena lì.
  • Casa Pescoluse 3 — cinquanta metri quadri per quattro, veranda sul prato e posto auto riservato: comoda per la coppia che gira i mercati la mattina.

Chi sceglie una casa a Posto Vecchio o a Torre Vado ha il mercato del venerdì a pochi minuti a piedi, e la spiaggia delle Maldive del Salento dall'altra parte. Vi diciamo noi in che giorno c'è il mercato nel paese giusto e quale serata sul lungomare vale la deviazione. Se volete organizzare il resto della settimana intorno a questi appuntamenti, il nostro itinerario di sette giorni alterna mare, borghi e mercati; e per le giornate di spiaggia c'è la guida alla spiaggia di Pescoluse o l'elenco delle spiagge migliori.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra un mercato, un mercatino e una fiera nel Salento?
Il mercato settimanale è mattutino, si tiene un giorno fisso in ogni comune e resta attivo tutto l'anno: è la spesa dei residenti. Il mercatino è serale ed estivo, si tiene sui lungomare dalle diciotto a mezzanotte ed è dedicato all'artigianato e allo street food. La fiera è annuale, legata a una festa patronale o a un antico mercato di bestiame, e dura più giorni.
In che giorno si tiene il mercato nei paesi vicini a Pescoluse?
Lunedì ad Alessano e Patù; martedì a Morciano di Leuca, Tricase e Casarano; mercoledì a Salve e ad Acquarica del Capo; giovedì a Ruffano e Castrignano del Capo; venerdì a Specchia, Taurisano e Corsano; sabato a Presicce, Ugento, Gagliano del Capo, Tiggiano e Miggiano. D'estate si aggiungono Santa Maria di Leuca e Torre Pali la domenica e Torre San Giovanni il lunedì. I giorni possono slittare in caso di festività.
Perché Presicce e Acquarica hanno due mercati in giorni diversi?
Perché fino al 2019 erano due comuni distinti, poi fusi in Presicce-Acquarica. La fusione non ha unificato i mercati: Acquarica conserva il suo il mercoledì e Presicce il suo il sabato. Sono due centri che si toccano, e nessuno dei due ha rinunciato al proprio appuntamento.
Dove si compra la ceramica salentina autentica?
Le due capitali della terracotta sono Cutrofiano, in provincia di Lecce, e Grottaglie, in provincia di Taranto. Cutrofiano è a circa quaranta minuti da Pescoluse, ha il titolo di Città italiana della ceramica, un museo dedicato e botteghe con il tornio in funzione. Grottaglie è a quasi due ore e ha un intero quartiere di laboratori scavato lungo la gravina di San Giorgio. Sui banchi dei mercatini si trovano pezzi di entrambe le scuole.
Come si riconosce una ceramica dipinta a mano?
Guardate il fondo: un pezzo tornito porta il segno della spirale sotto la base, mentre uno stampato ha una linea di giunzione dritta lungo il bordo. Poi confrontate i pezzi fra loro: sul banco di un artigiano non esistono due decori identici, mentre una serie perfettamente uguale indica una decalcomania. Infine soppesate: la terracotta vera è pesante, un oggetto troppo leggero è quasi sempre resina.
Che cos'è il pumo pugliese?
È un bocciolo stilizzato in terracotta o in pietra, simbolo di abbondanza e di buon augurio. Nella tradizione si colloca sui pilastri dei balconi e delle terrazze, e si regala agli sposi e a chi entra in una casa nuova. È uno degli oggetti più diffusi sui banchi dell'artigianato pugliese, insieme alla capasa, al bummulu e ai fischietti dipinti.
Che cos'è la cartapesta leccese?
È una tecnica nata a Lecce nel Seicento per realizzare statue sacre leggere da portare in processione, quando la pietra risultava troppo pesante e costosa. Carta, colla, paglia e filo di ferro davano figure che due uomini potevano reggere a spalla. Le botteghe del centro di Lecce la praticano ancora: nella cartapesta lavorata bene i volti sono modellati e rifiniti a fuoco, non stampati.
Che cosa sono i panari?
Sono i cesti tradizionali salentini, intrecciati con giunco, canne spaccate per il lungo e vinchi, i polloni sottili che crescono d'estate sui tronchi degli ulivi. Servivano per raccogliere olive, frutta e verdura e si costruivano senza chiodi né colla. Il centro storico di questa lavorazione è Acquarica del Capo, a dieci minuti da Pescoluse, dove restano pochi artigiani anziani a saperli fare.
Quando si tiene la Fiera di Santa Lucia a Lecce?
Dal primo giorno di dicembre fino alla vigilia di Natale, nel centro di Lecce. È conosciuta come «fera de li pupi» ed è dedicata alle figure per il presepe in cartapesta e terracotta, con decine di espositori fra maestri pupari e hobbisti. Si tiene dalla prima metà del Cinquecento ed è la fiera più antica del Salento.
Che cos'è la Fiera di San Rocco a Torrepaduli?
È la fiera che si tiene fra il 15 e il 16 agosto a Torrepaduli, frazione di Ruffano, a una ventina di minuti da Pescoluse. Nacque come mercato di cavalli e bestiame ed è oggi una fiera generale che occupa il paese per due giorni. La notte fra il 15 e il 16, attorno al santuario, si balla la danza delle spade: due contendenti mimano un duello a coltello con le sole dita, dentro un cerchio di tamburelli, fino all'alba.
Nescavacanze ha convenzioni con le botteghe o i venditori citati?
No. Le botteghe, i mercati e le attività che nominiamo negli articoli sono segnalati soltanto a titolo informativo, sulla base della conoscenza diretta del territorio. Non abbiamo accordi commerciali con nessuno di essi e non riceviamo alcun compenso per citarli.
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