
Itinerari · 4 giugno 2026 · 16 MIN DI LETTURA
Escursioni a piedi e in bici nel Salento: dove andare
Due parchi regionali, l'ultima tappa della Via Francigena e i sentieri del Capo di Leuca: bacini di Ugento, Cipolliane, Ciolo e Bosco di Tricase, con lunghezza, difficoltà e la stagione in cui percorrerli.
Nel Salento si cammina e si pedala dentro due parchi regionali e lungo l'ultimo tratto della Via Francigena. I sentieri sono brevi, i dislivelli minimi, il fondo spesso è roccia affiorante. In questa guida trovate i percorsi principali con lunghezza, difficoltà, punto di partenza e il mese giusto per farli.
La mappa in breve: due parchi, un cammino, un parco agricolo
Prima dei singoli sentieri conviene sapere dove ci si muove. Nel basso Salento le aree in cui si cammina sono quattro, e sono diverse fra loro.
- Parco Naturale Regionale Litorale di Ugento — sulla costa ionica, il più vicino a Pescoluse. Dune, bacini di bonifica, pineta. Terreno piatto.
- Parco Naturale Regionale Costa Otranto–Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase — sul versante adriatico. Falesie, gradonate in pietra, il Bosco di Tricase. Qui si sale e si scende.
- Via Francigena del Sud — il cammino che da Roma arriva a Santa Maria di Leuca. Le ultime tappe passano da qui e si possono fare anche una alla volta.
- Parco agricolo dei Paduli — nell'entroterra, fra San Cassiano e Supersano. Uliveti, canali, architetture rurali. Nessun mare in vista.
Le prime due sono aree protette con una rete di sentieri censita e segnata. Le altre due sono itinerari culturali e agricoli, con segnaletica più leggera.
Il Parco Litorale di Ugento, il più vicino a Pescoluse
È l'area protetta che si raggiunge in bici da casa. Istituito con legge regionale nel 2007, copre circa 1.600 ettari interamente nel territorio di Ugento. Si allunga per circa 9 chilometri di costa fra Torre San Giovanni e Lido Marini, e Lido Marini confina con la marina di Salve.
Il tratto di duna è la parte che si vede dalla spiaggia. In estate ci fiorisce il giglio marino, un bulbo bianco che regge la sabbia e che è protetto: si guarda, non si raccoglie. Dietro la duna comincia la parte che quasi nessuno visita.
Lì stanno i bacini, sette specchi d'acqua scavati a partire dagli anni Trenta per bonificare le paludi che occupavano questa costa. Da nord a sud si chiamano Suddenna, Bianca, Ulmo, Rottacapozza Nord e Sud, Spunderati Nord e Sud. Oggi sono zone umide dove sostano gli uccelli migratori. Le torri costiere che si incontrano lungo il percorso fanno parte dello stesso sistema difensivo che raccontiamo nella storia di Pescoluse. Verso l'interno il parco sale fino alla Specchia del Corno, un rilievo di circa 80 metri con un cumulo di pietre preistorico in cima, e al Bosco dei Romani.
Il Sentiero dei Bacini: 7,5 km ad anello, senza dislivello
È il percorso migliore per una prima camminata in zona. L'anello classico misura 7,5 chilometri e si copre in poco più di tre ore con le soste.
Si parte dal bacino Spunderati Sud e si segue la strada dei canali. Si costeggia Spunderati Nord, si arriva al bacino Fontanelle, e lì conviene fermarsi. Il rientro si fa scendendo in spiaggia fino alla torre costiera di Torre Mozza, per poi riprendere la strada dei canali dal lato opposto.
Il dislivello è quasi nullo. Il problema qui non è la fatica, è l'ombra: sui canali non ce n'è. Da giugno ad agosto va fatto all'alba o nell'ultima ora di luce. Da ottobre a maggio si cammina bene a qualunque ora.
La costa ionica a piedi, da Pescoluse verso Torre Vado
Non è un sentiero segnato, è una linea di sabbia. Dal litorale delle Maldive del Salento si può camminare verso nord fino a Torre Pali, oppure verso sud in direzione di Torre Vado. La sabbia è compatta vicino alla battigia e cede subito dopo. È lo stesso litorale che raccontiamo nella scheda sulle Maldive del Salento.
Il senso di questa camminata è l'orario. A metà giornata il tratto è pieno di ombrelloni e non ha alcun interesse. Un'ora prima del tramonto la spiaggia si svuota, la luce taglia bassa e la sabbia cambia colore. Se volete capire com'è fatto questo litorale prima di sceglierlo, abbiamo messo per iscritto com'è la spiaggia di Pescoluse, come scegliere il lido e il confronto con le altre spiagge del Salento.
Il Parco Costa Otranto–Leuca e Bosco di Tricase
Sull'altro versante il paesaggio cambia del tutto. Il parco è stato istituito con legge regionale nel 2006 e copre 3.227 ettari lungo circa 57 chilometri di costa adriatica. La sede è nel castello di Andrano.
I comuni che attraversa sono dodici: Otranto, Santa Cesarea Terme, Castro, Ortelle, Diso, Andrano, Tricase, Tiggiano, Corsano, Alessano, Gagliano del Capo e Castrignano del Capo. Il parco parte a sud di Otranto: i laghi Alimini, che molti danno per compresi, restano più a nord e sono un'altra area protetta.
La rete dei sentieri è stata censita e mappata: 152 tracciati per circa 135 chilometri complessivi, consultabili sul portale del parco con lunghezza, quota e fondo di ciascuno. Non è un solo grande sentiero: sono decine di tratti brevi che si combinano fra loro.
Sulla flora vale la pena sapere due nomi, perché non crescono altrove: il fiordaliso di Leuca e la veccia di Giacomini, entrambi endemismi di questa costa. In primavera sulle falesie fioriscono anche diverse orchidee spontanee.

Il Sentiero delle Cipolliane e il Canale del Ciolo
Se dovessimo indicarne uno solo, sarebbe questo. Il Sentiero delle Cipolliane misura 2.020 metri e si percorre in circa un'ora. La difficoltà dichiarata dal parco è E, escursionistico: non è una passeggiata.
Si parte dal parcheggio del Ponte Ciolo, sulla litoranea provinciale, e si arriva a Marina di Novaglie, nel comune di Gagliano del Capo. Il fondo alterna sterrato e roccia affiorante, fra muretti a secco, con scalette in pietra nei tratti di discesa. Il dislivello è contenuto: circa 95 metri in salita e 109 in discesa, fra i 9 e i 53 metri di quota.
La deviazione verso le Grotte Cipolliane è un'altra cosa. È scoscesa, esposta, e va valutata con onestà: se il gruppo comprende bambini piccoli o chi non ha passo sicuro, si guarda dall'alto e si torna indietro. Le stesse grotte, viste dal mare, sono una tappa delle gite in barca da Torre Vado.
Unendo Cipolliane e Sentiero del Ciolo si chiude un anello di circa 5 chilometri in un'ora e mezza abbondante. Il Ponte del Ciolo scavalca il canale a una trentina di metri sopra l'acqua ed è noto per i tuffi: guardarli è gratis, farli è un'altra faccenda e ogni anno finisce male per qualcuno.
Il Bosco di Tricase e la Quercia dei Cento Cavalieri
Il Bosco di Tricase è piccolo: circa 4 ettari. Il motivo per cui esiste come area protetta è botanico. È il solo bosco di quercia vallonea (Quercus macrolepis) presente in Italia, e l'avamposto più occidentale della specie in Europa. È riconosciuto come Sito di Importanza Comunitaria ed è gestito dal Comune di Tricase insieme al parco. Il Sentiero delle Querce Vallonee lo attraversa a sud-est dell'abitato.
Qui va corretto un equivoco che si legge ovunque. La Quercia dei Cento Cavalieri non sta dentro il boschetto: cresce lungo la strada che collega Tricase a Tricase Porto, accanto alla chiesa sconsacrata della Madonna di Costantinopoli. Si arriva in auto e si parcheggia a pochi metri.
Vale la deviazione. La chioma copre quasi settecento metri quadrati e si allarga per venticinque metri, il tronco supera i quattro metri di circonferenza, e le stime sull'età vanno dai settecento ai novecento anni. Nel 2000 il WWF l'ha scelta come albero simbolo della Puglia. Il nome viene da una leggenda: cento cavalieri ci avrebbero trovato riparo sotto durante un temporale.

La Via Francigena finisce a Leuca
È il dato che sorprende chi arriva qui per il mare. La Via Francigena del Sud non si ferma a Roma: prosegue per circa 970 chilometri e 45 tappe fino al santuario di Santa Maria de Finibus Terrae, a Leuca. Il tratto salentino entra da Lecce, passa per Martano e la Grecìa salentina, raggiunge Otranto e poi scende lungo la costa.
L'ultima tappa va da Tricase a Leuca ed è lunga 17,5 chilometri. Si sviluppa in gran parte in aperta campagna ed è impegnativa, soprattutto d'estate. Chi non fa il cammino intero può percorrerne una tappa sola come escursione di giornata: si parte presto, si arriva a Leuca a mezzogiorno e si rientra con un mezzo.
Arrivare a piedi a Punta Ristola, dove l'Adriatico incontra lo Ionio, ha un effetto diverso dall'arrivarci in auto. È il punto più a sud della penisola e per secoli è stato il capolinea di un pellegrinaggio. Se il tema vi interessa, sul racconto della storia del Salento abbiamo ricostruito da dove arriva questa stratificazione.
Gli uliveti dopo la Xylella: cosa si vede oggi
Su questo preferiamo essere diretti, perché il paesaggio che trovate non è quello delle fotografie di dieci anni fa. Il batterio Xylella fastidiosa ha colpito oltre 21 milioni di ulivi in Puglia, circa il 40 per cento del patrimonio regionale, su un'area di ottomila chilometri quadrati. Il Capo di Leuca è stato fra i primi territori raggiunti.
Camminando nell'entroterra si attraversano quindi anche distese di alberi secchi. Sono ancora in piedi, con i rami spogli, e in controluce hanno una loro forma severa che vale la pena guardare invece che evitare.
C'è però una seconda parte. Dalla primavera del 2024 è documentato un fenomeno di ricaccio: su alberi dati per persi spuntano polloni dalla base e getti nuovi direttamente dal tronco e dalla chioma, grazie alla riduzione della carica batterica. In parallelo si reimpianta con varietà tolleranti — Leccino, Leccio del Corno, FS17 Favolosa, Lecciana — e i campi giovani si riconoscono dai filari regolari e bassi. Chi cammina qui oggi attraversa un paesaggio in trasformazione. È meno da cartolina e più interessante da capire, e spiega anche perché l'olio salentino sia diventato un prodotto diverso da com'era.
Pajare, muretti a secco e Serre salentine
Fra gli ulivi spuntano le pajare, chiamate anche furnieddhi o truddhi a seconda del paese. Sono costruzioni in pietra a secco a forma di cono, tirate su senza malta, usate come ricovero dagli agricoltori e come deposito di attrezzi. Alcune hanno una scaletta esterna che porta sul tetto.
La tecnica con cui sono fatte non è folklore locale. L'arte dei muretti a secco è iscritta nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'UNESCO dal 28 novembre 2018, in una candidatura presentata da otto paesi insieme all'Italia. I muretti che vedete ai lati di ogni strada di campagna reggono il terreno, frenano l'erosione e ospitano lucertole, ricci e piccoli rapaci.
Chi cerca un po' di dislivello va sulle Serre salentine, le alture interne. Il punto più alto della provincia di Lecce è la Serra dei Cianci, 201 metri, nel comune di Alessano. Sono quote da collina bassa, ma bastano per vedere i due mari nello stesso sguardo in una giornata tersa.

In bici nel Capo di Leuca: cosa aspettarsi
Qui serve una premessa che di solito non si legge. Nel Capo di Leuca non esistono piste ciclabili dedicate. Si pedala sulle strade provinciali e sulle strade interpoderali fra i campi, in mezzo al traffico normale.
Il che, per nove mesi l'anno, non è un problema: le strade interne sono piatte e quasi vuote. Cambia in luglio e agosto, quando la litoranea si riempie e diventa il posto peggiore dove stare in sella. In quei due mesi conviene spostarsi sulle strade interne, che corrono parallele a un chilometro dal mare e sono libere.
Due progetti sono in corso, e vanno raccontati per quello che sono. La Provincia di Lecce ha finanziato un percorso ciclopedonale Otranto–Santa Maria di Leuca di quasi 57 chilometri: è finanziato, non ancora realizzato. La Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese, 500 chilometri da Caposele a Leuca, ha proprio Leuca come capolinea, ma i tratti in costruzione sono al nord, fra Spinazzola e Cisternino. Nel basso Salento, per ora, restano tracciati su carta.
Tre giri in bici che funzionano
Sono i percorsi che indichiamo a chi ci chiede dove pedalare, tutti con partenza e arrivo a Pescoluse.
- I bacini di Ugento — verso nord per Torre Pali e Lido Marini, poi dentro il parco lungo la strada dei canali, ritorno sullo stesso tracciato. Circa 25 km, piatto, nessuna difficoltà tecnica. Il più adatto alle famiglie.
- Fino a Punta Ristola — verso sud per Torre Vado, poi la costa fino a Santa Maria di Leuca e la punta. Circa 30 km, con la salita finale verso il faro. Da fare al mattino.
- L'anello dei borghi — Salve, Morciano di Leuca, Patù, Presicce-Acquarica, Alessano e ritorno. Circa 35 km, saliscendi delle Serre. Se vi interessano le piazze e le facciate, il giro dei borghi e del barocco le racconta una per una.
Le distanze sono indicative e vanno lette in orario, non in chilometri: qui la variabile che conta è il vento, non la pendenza. Diverse masserie lungo questi tracciati aprono per una sosta e per assaggiare l'olio o i vini del Salento; per il pranzo di rientro abbiamo raccolto dove mangiare vicino a Pescoluse.

E-bike, noleggio e casco
La pedalata assistita ha senso qui per un motivo preciso, e non è la pendenza. È il vento: la tramontana e lo scirocco soffiano forte e costanti, e un ritorno controvento su strada piatta stanca come una salita. Con l'assistenza il problema si annulla.
Il noleggio si trova nei centri costieri e nei paesi più grandi — Leuca, Torre Vado, Tricase, Ugento — con formule a giornata o a settimana e consegna in struttura in diversi casi. Conviene prenotare qualche giorno prima ad agosto, perché il parco mezzi è limitato.
Resta il problema di dove tenerle. Tutte le nostre case hanno uno spazio esterno proprio — veranda arredata o giardino — e in diverse c'è anche il posto auto privato: a Casa Pescoluse 1 si parcheggia dentro il giorno dell'arrivo, l'auto non si sposta più e le bici restano sotto la veranda coperta.
Tre cose pratiche. Il casco non è obbligatorio per legge per gli adulti in bicicletta, ma su queste strade lo consigliamo. Le luci servono se rientrate al tramonto. E l'autonomia dichiarata delle batterie va sempre letta al ribasso quando c'è vento contro.
Quando andare, stagione per stagione
Il periodo cambia tutto, più che in altre destinazioni.
- Marzo–maggio: la stagione migliore. Campagna in fiore, orchidee spontanee sulle falesie, temperature miti e giornate che si allungano.
- Giugno–agosto: si cammina all'alba o nell'ultima ora di luce, mai nel mezzo. Il Bosco di Tricase resta la sola ombra vera della zona.
- Settembre–ottobre: aria tersa, mare ancora caldo, luce bassa. Il periodo che preferiamo per la costa adriatica, con le feste patronali ancora in calendario.
- Novembre–febbraio: si cammina benissimo, con inverni miti. Il limite è il vento e il fatto che molti servizi sono chiusi. Se volete un'idea di com'è il Salento fuori stagione, guardate il Salento a Natale.
Chi sta qui una settimana può alternare: due uscite a piedi nelle ore fresche, una giornata in bici, il resto in spiaggia, con i mercatini serali a chiudere la giornata. L'abbiamo messo in fila nel nostro itinerario di sette giorni.

Le regole d'estate: incendi e aree boscate
È la parte che quasi nessuna guida scrive, e serve. Ogni anno la Regione Puglia dichiara lo stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi. Per il 2026 il decreto è del 25 maggio e copre il periodo dal 15 giugno al 15 settembre, salvo proroghe legate all'andamento meteo.
In quel periodo, nelle aree boscate, cespugliate, arborate e a pascolo è vietato accendere fuochi di qualsiasi tipo, bruciare residui vegetali, fumare e gettare mozziconi o fiammiferi, e usare materiale pirotecnico. Diversi comuni aggiungono il divieto di transito con i veicoli sulla viabilità non asfaltata all'interno delle aree boscate, salvo mezzi autorizzati. Le sanzioni amministrative sono pesanti, e alla multa possono aggiungersi conseguenze penali.
Per chi cammina la traduzione pratica è semplice: niente sigarette sui sentieri, niente fornellini, e il fuoristrada resta dov'è. Se vedete un principio d'incendio, il numero è il 112.
Cosa portare, e cosa qui fa la differenza
La lista non è generica: ogni voce risponde a una caratteristica di questo territorio.
- Acqua, più di quella che pensate. Sui sentieri costieri e sui canali non ci sono fontane. In estate contate un litro e mezzo a testa per due ore.
- Scarpe con suola scolpita. La roccia affiorante e le scalette in pietra delle Cipolliane non perdonano le suole lisce. Le infradito qui sono pericolose.
- Cappello e protezione solare alta. L'ombra sul 90 per cento dei percorsi non esiste, nemmeno in aprile.
- Una felpa antivento. Serve all'alba e in autunno, quando gira la tramontana.
- Mappa offline o traccia GPS. Le strade di campagna si somigliano e la segnaletica è discontinua. La copertura telefonica sulle falesie è a tratti.
- Un sacchetto per i rifiuti. Sui sentieri non ci sono cestini, e si vede.
Sulla costa adriatica aggiungiamo un'avvertenza. Le falesie non hanno parapetti, la roccia carsica diventa scivolosa quando è bagnata di spruzzi, e diversi punti panoramici sono più esposti di quanto sembri dalle fotografie. Con i bambini si tiene la mano, sempre.
Dove dormire per partire all'alba
Per camminare qui nelle ore giuste bisogna dormire vicino, altrimenti l'alba si passa in auto. Le nostre case a Pescoluse, nel cuore delle Maldive del Salento, sono gestite direttamente dai proprietari e stanno a metà strada fra i due versanti: il parco di Ugento è a pochi minuti verso nord, il Ciolo e Tricase una ventina di minuti verso est.
Due dettagli che per chi cammina contano più di quanto sembri: in tutte le nostre case c'è la doccia esterna con acqua calda e fredda, che dopo una camminata sulla roccia o un rientro controvento è la prima cosa che si cerca, e c'è la lavatrice, perché la stessa maglietta non regge due uscite. I cani sono ammessi, da concordare prima della prenotazione.
Chi parte in due trova a Casa Pescoluse 3 una camera e un giardino a 350 metri dalla sabbia; chi si muove in gruppo ha Casa Salento, nove posti letto su cento metri quadrati. L'elenco completo, con foto e descrizione, sta nella pagina delle case.
In pratica vuol dire uscire alle sei, rientrare per la colazione e passare il resto della giornata in spiaggia. Chi preferisce alternare terra e mare trova le alternative nella nostra guida alle escursioni in barca e in quella alle piscine naturali. Chi cerca la lista corta delle cose da fare a Pescoluse la trova già pronta, e per le serate ci sono i locali dell'estate salentina e le notti di pizzica. Per il resto c'è il blog, e volentieri vi diciamo di persona quale sentiero fa per voi.
Domande frequenti
Qual è il periodo migliore per camminare nel Salento?
Quanto è lungo il Sentiero delle Cipolliane e quanto è difficile?
Qual è il sentiero più vicino a Pescoluse?
Si può visitare il Bosco di Tricase e vedere la Quercia dei Cento Cavalieri?
Dove finisce la Via Francigena del Sud?
Ci sono piste ciclabili nel Capo di Leuca?
I percorsi sono adatti ai bambini?
Dove si noleggiano le e-bike nel basso Salento?
Si può camminare nei boschi del Salento in estate?
Che cosa resta degli ulivi secolari dopo la Xylella?
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